«Rischiavo 300.000 euro di multa, due anni di carcere e l’eutanasia del gatto», il calvario burocratico di un proprietario che ha adottato il suo gatto tre anni fa

Un'adozione apparentemente semplice che si trasforma in un incubo burocratico

Adottare un animale può riservare sorprese del tutto inaspettate. A Sète, un residente credeva semplicemente di dare una seconda possibilità a un gatto accolto da un'associazione locale. Ma all'inizio del 2026, una pratica amministrativa di routine ha trasformato questa storia tranquilla in un vero incubo, mettendo a rischio centinaia di migliaia di euro di sanzioni e persino la vita del suo amato felino.

Tutto comincia alla fine del 2022

La vicenda ha le sue radici nella fine del 2022. Dopo aver perso il suo precedente animale domestico, Thierry Puech decide di rivolgersi a un'associazione per adottare Tigrou, un gatto ospitato da una famiglia privata. Fin dall'inizio, però, qualcosa non torna.

«Quando me lo hanno consegnato, l'associazione mi ha detto che non era riuscita a leggere il suo microchip. La stessa cosa è successa con il veterinario che ho consultato già nel gennaio 2023 per delle cure dentali», ha raccontato Thierry al quotidiano Midi Libre.

Per qualche anno, la vita scorre senza intoppi. Il gatto riceve cure regolari e diventa parte integrante del quotidiano del suo padrone. Fino a quando, all'inizio del 2026, una crisi medica urgente legata a calcoli alla vescica cambia tutto. Dopo l'intervento, il veterinario suggerisce un ulteriore passo burocratico: «In seguito a questo, la veterinaria mi ha spinto a richiedere la carta I-CAD».

La scoperta che sconvolge tutto

È proprio in questo momento che la situazione precipita. Leggendo finalmente il microchip, le autorità scoprono l'origine del felino. «La prefettura è riuscita a leggere il chip e ha scoperto che questo gatto proveniva dalla Tunisia», ricorda Thierry. Poco dopo riceve una comunicazione ufficiale che gli concede appena 48 ore per giustificare la situazione.

Le conseguenze potenziali sono gravissime. «Il problema è che nelle 48 ore, se non avessi fornito spiegazioni adeguate, avrei rischiato 300.000 euro di multa, due anni di prigione e l'eutanasia del gatto», denuncia con amarezza Thierry. Dietro questa rigidità si nasconde una questione di sicurezza sanitaria fondamentale. Il ministero dell'Agricoltura francese ricorda che «gli agenti incaricati dei controlli possono disporre, a spese del proprietario, la rispedizione dell'animale nel paese terzo di origine, la quarantena oppure la sua eutanasia».

Una situazione finalmente regolarizzata

Di fronte all'urgenza, il residente di Sète avvia una serie di pratiche in tempi rapidissimi. Si reca prima in municipio, poi presso la Direzione Dipartimentale per la Protezione delle Popolazioni, con l'obiettivo di dimostrare la propria buona fede presentando tutte le fatture veterinarie accumulate nel corso degli anni.

L'atteggiamento degli uffici pubblici si rivela decisivo. «Sono stato accolto molto bene. Così come in municipio a Sète, quando gliene ho parlato», conferma il proprietario. Un'attestazione rilasciata dalla famiglia che aveva ospitato Tigrou completa il fascicolo.

Pochi giorni dopo, la situazione viene definitivamente regolarizzata. Le accuse vengono abbandonate e l'identificazione dell'animale viene ufficialmente validata. Da allora, Tigrou continua serenamente la sua vita accanto al suo padrone, ormai riconosciuto a tutti gli effetti come proprietario legittimo.

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