Questo piccolo uccello protetto che non si vedeva più torna nei giardini italiani: ecco cosa fare se lo avvistate

Un ritorno inaspettato tra siepi e recinti

In alcuni giardini del sud della Francia — e sempre più spesso anche in zone simili dell'Europa meridionale — un piccolo uccello dai colori vivaci è tornato a farsi vedere. Lo si nota appollaiato su un paletto o in cima a un arbusto, con la coda corta e una caratteristica mascherina nera attorno agli occhi. Scruta la prateria, poi si lancia in picchiata su un grosso insetto. Se questa sagoma vi ha sorpreso di recente, sappiate che diversi ornitologi confermano lo stesso discreto ritorno.

Dietro questa scena si nasconde la averla capirossa (Lanius senator), un passeriforme insettivoro un tempo familiare nei paesaggi rurali. La sua popolazione è crollata drasticamente: dai circa 6.900–12.700 coppie degli inizi degli anni Novanta si è passati a soli 4.000–5.000 coppie oggi. Classificata come vulnerabile e totalmente protetta, sta però tornando a mostrarsi in alcune aree. Vale la pena capire come accoglierla senza disturbarla.

Un piccolo predatore dalle abitudini da rapace

Con i suoi 17–19 cm di lunghezza e un'apertura alare di circa 27 cm, l'averla capirossa è ben più piccola di una gazza. Il dorso è in bianco e nero, la testa è di un rosso-ruggine inconfondibile e una larga banda nera attraversa l'occhio. Osservata da lontano, ricorda un piccolo rapace posato su un filo elettrico.

Il suo comportamento non smentisce questa impressione. L'uccello si posta tra 1 e 4 metri d'altezza — su un paletto, un alberello giovane o una recinzione — per poi piombare su grandi insetti, a volte piccole lucertole o roditori. Ha persino l'abitudine di infilzare le prede su spine o fili spinati, creando una sorta di dispensa per i giorni successivi.

Un ritorno timido ma significativo

In Francia l'averla capirossa occupa principalmente le zone a sud di una linea immaginaria che va dalla Vandea alle Ardenne. I nuclei più stabili si trovano nel Linguadoca mediterraneo, dalla piana del Rossiglione al Gard e al sud dell'Ardèche, ma anche in Borgogna, nell'Allier e nel Cher, nel centro-ovest attorno alla Vienne e ai Deux-Sèvres, e in Corsica.

Un tempo nidificava fino in Bretagna e Normandia, prima di un forte arretramento iniziato negli anni Sessanta. L'accorpamento dei poderi, l'eliminazione delle siepi, la scomparsa di frutteti e prati pascolati, insieme all'uso massiccio di fertilizzanti, pesticidi e antiparassitari veterinari, hanno semplificato il paesaggio rurale e decimato gli insetti. Un Piano nazionale d'azione 2025–2034 dedicato alle averle punta ora a ripristinare questi ambienti vitali.

Come rendere il proprio giardino ospitale per l'averla capirossa

La buona notizia è che le esigenze di quest'uccello si adattano perfettamente a quelle di un giardino vivo e naturale. Una siepe campestre che mescoli prugnolo, biancospino, nocciolo o sambuco offre all'averla punti di appostamento ideali e riparo per il nido. Alberi da frutto, un vecchio melo, qualche paletto lasciato in posizione sono perchoirs perfetti.

Per rendere il giardino ancora più accogliente, è consigliabile lasciare un'area a prato fiorito tagliata solo parzialmente, eliminare i trattamenti chimici nell'orto e nel frutteto e ridurre l'illuminazione notturna. Segnalare ogni avvistamento alle associazioni ornitologiche locali o ai programmi di citizen science dedicati agli uccelli da giardino è un contributo prezioso: ogni osservazione registrata aiuta a monitorare questo ritorno ancora fragile e a costruire dati utili per la conservazione della specie.

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