Aude: quest’albero proveniente dal Marocco sta già sostituendo la vigna, ecco perché la sua presenza preoccupa i viticoltori

Sul litorale dell'Aude, il carrubo avanza dove la vite si ritira

Lungo la costa dell'Aude, tra Treilles e Fitou, file di giovani alberi occupano i terreni lasciati liberi dai ceppi estirpati. Dove per generazioni la vigna ha definito il paesaggio, un nuovo protagonista cattura l'attenzione: il carrubo, albero mediterraneo ampiamente diffuso in Marocco. Per ora copre solo qualche appezzamento, ma il simbolo è potente in una terra di vino.

Gli ultimi anni sono stati brutali: in certi punti le piogge sono scese intorno ai 200 mm annui, ben lontano dai 450-600 mm considerati nella norma. Le vendemmie hanno subito crolli del 50-60%, mettendo in ginocchio numerose aziende. Vigneti abbandonati, suoli nudi, cataste di ceppi ai bordi delle strade. È in questo scenario che l'albero venuto dal Marocco semina tante speranze quante perplessità.

Il carrubo nell'Aude: una risposta concreta alla siccità della vigna

Di fronte a una siccità sempre più strutturale, il carrubo offre un vantaggio decisivo: la sua radice fittonante. Benoît Valéry, viticoltore biologico e presidente dell'associazione Caroubes Occitanes, lo spiega chiaramente: la radice del carrubo scende in profondità nel suolo con una capacità di penetrazione fino a otto volte superiore a quella della vite, permettendo all'albero di raggiungere falde idriche inaccessibili alla viticoltura tradizionale.

Il fabbisogno idrico del carrubo si aggira attorno ai 180 mm annui, contro i circa 500 mm richiesti dalla vite locale. Cresce bene su terreni poveri e sassosi, richiedendo pochi input una volta attecchito — caratteristiche preziose in un'epoca di cambiamento climatico accelerato. Tuttavia esiste un punto debole significativo: il gelo. Il carrubo teme gli episodi di freddo intenso, il che limita la sua coltivazione alle fasce litoranee più miti dell'Aude, escludendo gran parte dell'entroterra.

Caroubes Occitanes: 8.000 alberi per un frutteto sperimentale nell'Aude

Attorno a Valéry, una decina di viticoltori ha fondato l'associazione Caroubes Occitanes alla fine del 2024, con l'obiettivo di realizzare un frutteto sperimentale di carrubo. Il progetto prevede l'impianto di 40-50 ettari su più comuni del litorale, spesso proprio dove le vigne sono state abbandonate, per un totale di 8.000 piante programmate. Una prima fornitura di 1.500 alberi ha già avviato la fase di test, sostenuta da un budget di circa 600.000 euro e da un apposito marchio dedicato alla resilienza climatica.

La produzione non arriva subito: occorrono tre o quattro anni per raccogliere le prime carrube e almeno cinque per raggiungere una resa stabile. I primi anni richiedono cure intensive, dalla preparazione del suolo alle irrigazioni di avviamento. Migliaia di piante derivate da varietà locali vengono studiate insieme a ricercatori specializzati, per selezionare i profili meglio adattati al clima audois.

Un albero marocchino dai molteplici sbocchi, ma ancora una scommessa incerta

Se il progetto suscita tanto interesse, è anche per le sue promesse economiche. I baccelli del carrubo combinano polpa e semi con usi diversificati. I semi permettono di produrre l'additivo E410, un addensante naturale molto utilizzato nell'industria alimentare, e possono funzionare anche come sostituto del cacao. La polpa, invece, entra nella composizione di polveri al cioccolato, sciroppi, alimenti per animali e prodotti cosmetici — un mercato già maturo in Marocco.

Nell'Aude, però, la filiera non esiste ancora: bisognerà organizzare la raccolta, la trasformazione e stringere contratti con l'industria agroalimentare. Tra l'attaccamento alla cultura della vite, il timore di una nuova monocoltura e l'urgenza di adattare le aziende agricole, questo frutteto pilota rappresenta un test su scala reale. Saranno i risultati dei prossimi anni a dire se il carrubo resterà una curiosità o diventerà un nuovo elemento distintivo dei paesaggi mediterranei francesi.

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