Quando il prato ingiallisce, il vero colpevole potrebbe essere sottoterra
Chiazze di erba che diventano gialle, terreno che cede sotto i piedi, eppure l'irrigazione è regolare. Molti giardinieri pensano subito a una carenza d'acqua o a una malattia del manto erboso. In realtà, questi segnali nascondono spesso un responsabile tutt'altro che visibile: le larve bianche che colonizzano gli strati superficiali del suolo.
Dietro questo nome si celano le larve biancastre di coleotteri come il maggiolino, capaci di sopravvivere a lungo nel terreno rodendo le radici del prato. Una popolazione numerosa può devastare diversi metri quadrati di manto erboso nel giro di poche settimane, specialmente in un suolo umido e fresco. Individuarle per tempo fa davvero la differenza.
Riconoscere le larve bianche nel prato prima che sia troppo tardi
Le larve bianche del prato si trovano nei primi centimetri di terra, soprattutto in primavera e in autunno, quando la loro attività alimentare è più intensa. Prediligono terreni freschi e frequentemente irrigati. Le larve di cetonia, invece, svolgono un ruolo benefico decomponendo la materia organica, e si trovano generalmente nel compost o in un vecchio terriccio, non nel prato.
Per verificare la presenza di un'infestazione, solleva una zolla di circa 30 x 30 cm nelle zone dove l'erba sta ingiallendo. Se conti più di cinque larve bianche in quel quadrato, la soglia d'allarme è superata e un intervento diventa necessario. Altri segnali da non ignorare: erba che ingiallisce a chiazze, terreno spugnoso, zolle che si staccano facilmente, uccelli o ricci che frugano insistentemente nell'area.
Intervenire rapidamente contro le larve bianche già insediate
Una volta confermata la loro presenza, agisci meccanicamente sulle zone più colpite. Con una vanga o un coltello da giardino, solleva le zolle danneggiate, raccogli le larve a mano e lasciale in superficie per gli uccelli. Una leggera scarificazione del terreno espone le larve bianche alla luce e ne rallenta immediatamente l'attività.
Per affrontare il problema alla radice, la soluzione biologica più diffusa sono i nematodi entomopatogeni. Si tratta di microscopici vermi che penetrano nelle larve e le eliminano dall'interno. Si trovano in commercio sotto forma di polvere o gel da diluire in acqua, da distribuire su un terreno ben umido tra la fine di aprile e la fine di settembre, preferibilmente in primavera o in autunno quando le larve sono vicine alla superficie. L'effetto è progressivo, con il massimo risultato visibile dopo tre o quattro settimane.
Proteggere il prato nel lungo periodo dal ritorno delle larve bianche
Un prato fitto e in buona salute tollera meglio la presenza di qualche larva rispetto a un manto erboso debole e stressato. Per ottenerlo, è preferibile tagliare l'erba un po' più alta in primavera, intorno agli 8 cm, favorendo così lo sviluppo di radici profonde e robuste. Un'irrigazione meno frequente ma abbondante evita anche i ristagni idrici che attirano le larve e i maggiolini adulti in cerca di un posto dove deporre le uova.












