Queste piante invasive ancora vendute nei vivai: cosa permette la legge (e cosa rischiate)

Quando il vivaio diventa una porta d'ingresso per le invasioni vegetali

Entrare in un garden center con l'idea di trovare un arbusto facile da gestire, un tappezzante veloce o una rampicante spettacolare è un'abitudine comune. Raramente si pensa che alcuni di quegli acquisti potrebbero un giorno sfuggire al giardino, colonizzare scarpate, terreni abbandonati o rive di fiumi. Eppure, tra quelle piante dall'aspetto invitante, molte sono già classificate come specie invasive e continuano a essere offerte da numerosi vivai. E nella maggior parte dei casi, la loro vendita è ancora perfettamente legale.

Uno studio condotto nel Massachusetts ha censito oltre 1.200 specie vegetali invasive, rilevando che il 61% di esse rimaneva in vendita nei garden center, incluse alcune già classificate come erbe infestanti nocive a livello federale. In Bretagna, il regolamento di un piano lottizzativo si basa su un elenco regionale di piante invasive per vietarne diverse, pur riconoscendo che certi taxa si trovano ancora in vendita presso vivai della zona. Questo contrasto solleva una domanda precisa: chi autorizza cosa, e perché?

Piante invasive e vivai: un binomio commercialmente molto appetibile

Gli scienziati usano l'espressione specie esotiche invasive per indicare piante introdotte al di fuori del loro areale d'origine, capaci di riprodursi autonomamente, diffondersi rapidamente e soppiantare la flora locale. In Florida, i ricercatori universitari stimano che la gestione di queste specie costi già milioni di dollari all'anno alle comunità locali. Eppure, in giardino, queste stesse piante sembrano soluzioni ideali: fogliame fitto, fioritura abbondante, manutenzione quasi nulla.

Per un vivaio, questo profilo è molto vantaggioso: la pianta cresce in fretta, si vende senza difficoltà e genera poche perdite. Alcune varietà cosiddette "sterili" di specie problematiche sono state persino lanciate sul mercato per rassicurare i consumatori, eppure sul campo possono ancora ibridarsi e produrre semi vitali. Finché queste piante rimangono richieste e consentite dalla legge, è comprensibile che un venditore le mantenga in assortimento.

Leggi, elenchi e lacune normative: quando la vendita rimane legale

Negli Stati Uniti, la legge federale Federal Noxious Weed Act punta principalmente a regolamentare l'importazione e il commercio interstatale di alcune specie considerate pericolose, senza disciplinare chiaramente la loro vendita all'interno di ciascun Stato. Una guida orticola nordamericana sottolinea che molti Stati non dispongono ancora di norme specifiche in materia. "È perfettamente legale vendere molte piante invasive; solo poche specie sono realmente vietate alla vendita", spiega un articolo dell'Università della Florida.

La ricercatrice Evelyn M. Beaury riassume efficacemente questo paradosso: "Quando le persone pensano a come si diffondono le piante invasive, possono supporre che le specie si spostino grazie agli uccelli o al vento che disperde i semi. Ma i vivai commerciali che vendono centinaia di specie invasive diverse rappresentano in realtà il principale vettore di introduzione delle piante invasive."

Tra regole locali, scelte aziendali e responsabilità del giardiniere

Nella pratica quotidiana, può accadere che una specie sia vietata in un determinato piano lottizzativo e rimanga invece disponibile pochi chilometri più in là presso un produttore. Al contrario, realtà come il vivaio ecologico di Miriam e Fabien Quissac, tra Sommières e Nîmes, puntano su piante adatte al clima locale, giardini aridi, siepi libere e coperture del suolo alternative al prato. La loro filosofia, basata su fertilizzazione organica, diserbo manuale e tutela della biodiversità, va ben oltre i semplici obblighi di legge.

Per il giardiniere, la normativa applicabile dipende interamente dagli elenchi e dai provvedimenti locali vigenti: possedere una pianta invasiva può essere tollerato, mentre la sua vendita o scambio potrebbe essere vietata altrove. In caso di dubbio, è sempre consigliabile verificare la normativa regionale e chiedere al proprio vivaista delle valide alternative.

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