Il sapore inimitabile delle patate coltivate in casa
Chi ha assaggiato una patata appena raccolta dall'orto sa bene che non c'è confronto con quelle acquistate al supermercato. Più ricche, cremose e saporite, le patate coltivate in casa crescono benissimo sia in piena terra che in vasi su un balcone soleggiato. Senza attrezzature costose o particolari, questa coltura può diventare la vera protagonista dell'orto di famiglia.
Eppure si tratta di una pianta esigente, capace di impoverire rapidamente il terreno se la si gestisce senza criterio. Dalla scelta della varietà alla preparazione dei tuberi, dalla data di messa a dimora all'irrigazione fino alla rotazione colturale, bastano pochi accorgimenti per fare la differenza. Questa guida fornisce le basi per capire come coltivare le patate con sicurezza, dal primo tubero alla stagione successiva.
Scegliere i tuberi da seme giusti
Il punto di partenza sono i tuberi da seme certificati, appositamente selezionati per la coltivazione e sottoposti a controlli specifici. Utilizzarli riduce notevolmente il rischio di introdurre malattie nell'orto, mentre le patate acquistate al supermercato vengono spesso trattate con prodotti che inibiscono la germinazione. Circa 500 grammi di tuberi da seme sono sufficienti per una fila di circa 2 metri e, in buone condizioni, possono produrre fino a 4-5 chili di raccolto: non occorre esagerare con le quantità per iniziare.
La varietà va scelta in base all'utilizzo previsto e ai tempi di coltivazione. Le varietà precoci, pronte in 65-80 giorni, sono ideali per le patate novelle; quelle di mezza stagione, in 80-90 giorni, si adattano a molti usi; le tardive, oltre i 90 giorni, si conservano più a lungo. In piena terra si pianta generalmente tra marzo e aprile, due o quattro settimane prima dell'ultima gelata prevista.
Preparare il terreno e piantare le patate
Le patate prediligono una posizione in pieno sole, con un terreno soffice, ben drenato e leggermente acido. Temono i ristagni d'acqua, che favoriscono marciumi e malattie. Prima della piantagione è utile lavorare bene la terra e incorporare del compost ben maturo, evitando eccessi di azoto che stimolerebbero solo la crescita fogliare a scapito dei tuberi. Se il suolo è pesante e compatto, le aiuole rialzate e la coltivazione in contenitori rappresentano soluzioni pratiche ed efficaci.
In piena terra, la tecnica più diffusa e affidabile resta quella del solco con rincalzatura. Si apre una fila, si posizionano i tuberi distanziati di 30-40 centimetri l'uno dall'altro con 50-60 centimetri tra le file, poi si ricopre di terra. Man mano che i germogli crescono, si accumula terra alla base degli steli formando un cumulo. La pre-germinazione, eseguita 2-3 settimane prima in un luogo luminoso e fresco, accelera lo sviluppo soprattutto nei climi più freddi.
Curare le piante e raccogliere il raccolto
Durante la stagione di crescita, l'irrigazione deve essere costante: il terreno va mantenuto umido ma mai intriso d'acqua, specialmente nella fase in cui i tuberi si formano. Le patate soffrono particolarmente la concorrenza delle erbacce, per cui è fondamentale estirparle tempestivamente o ricorrere alla pacciamatura. Sul fogliame bisogna tenere d'occhio la presenza della dorifora della patata e le macchie brune tipiche della peronospora. Una rotazione colturale di almeno 3 anni con le altre Solanacee riduce sensibilmente la presenza di nematodi, elateridi e patogeni del suolo.
Le patate novelle si raccolgono 2-3 settimane dopo la fine della fioritura, dissotterrando delicatamente alcuni tuberi alla base delle piante per verificarne la dimensione. Per quelle destinate alla conservazione, invece, si aspetta che il fogliame ingiallisca e muoia del tutto, poi si attende ancora 1-2 settimane prima di estrarre i tuberi. Una volta raccolti con cura e liberati dall'eccesso di terra, i tuberi vanno lasciati guarire per 1-2 settimane in un luogo buio, aerato e con temperature tra 10 e 16 gradi, prima di essere riposti definitivamente. A fine stagione, concimi verdi o colture poco esigenti aiutano a rigenerare il terreno, in attesa di poter reintrodurre le Solanacee dopo 3-4 anni.












