Poligono del Giappone: cosa non puoi più fare nel tuo giardino dopo il nuovo allarme

Una pianta che preoccupa sempre di più le autorità europee

In primavera, i germogli rossastri del poligono del Giappone spuntano dal terreno — a volte già a febbraio nel Regno Unito — e questo ha scatenato un nuovo allarme nel 2026. In tutta Europa, i privati cittadini si chiedono cosa sia legalmente consentito fare per eliminare questa pianta invasiva dai propri spazi verdi.

Dal 7 agosto 2025, il poligono del Giappone figura nell'elenco dell'Unione Europea delle specie esotiche invasive di rilevanza prioritaria. Questa classificazione vieta esplicitamente la sua commercializzazione, la coltivazione e il trasporto intenzionale, obbligando al contempo gli Stati membri a contenerne la diffusione. Per i giardinieri e le amministrazioni locali, le regole per la rimozione del poligono del Giappone sono diventate una questione centrale e urgente.

Perché le autorità sono così preoccupate

In commissione in Vallonia, la ministra Anne-Catherine Dalcq ha rivelato di stare testando, tramite la Spaque, un metodo di distruzione per "induzione a caldo" e un trattamento anaerobico per "soffocare" la pianta. «Purtroppo, queste misure non permetteranno di eradicare una specie invasiva ormai troppo radicata», ha ammesso la ministra, aggiungendo che l'obiettivo rimane comunque quello di limitarne l'impatto, soprattutto nelle zone più sensibili dal punto di vista della biodiversità.

La Spaque sta anche misurando la profondità dei rizomi e verificando la loro sopravvivenza dopo i trattamenti, poiché il poligono del Giappone è in grado di ricrescere anche da un frammento minuscolo. Per ridurre la dispersione, una guida nazionale di buone pratiche sconsiglia la falciatura, raccomanda l'estirpazione manuale e vieta il compostaggio domestico. Solo i centri di compostaggio industriale sono considerati sicuri per smaltire i residui. Dopo le alluvioni del 2021, in Vallonia sono state rimosse oltre 90.000 talee.

Cosa possono fare i privati cittadini

Nel Regno Unito, dove la pianta è al centro di un nuovo allarme, il sito ufficiale del governo chiarisce che i proprietari di immobili non sono obbligati a estirpare il poligono del Giappone presente sul proprio terreno. Devono però impedire che si diffonda verso le proprietà vicine o nell'ambiente naturale, pena possibili conseguenze legali. Uno studio citato dalla stampa locale rivela però che solo il 26% dei proprietari o inquilini sa riconoscere questa specie, mentre il 18% dichiara di esserne già stato colpito.

Sempre nel Regno Unito, le autorità sottolineano che il terreno e i residui vegetali contaminati dal poligono del Giappone sono classificati come rifiuti controllati, da trasportare e smaltire esclusivamente tramite filiere autorizzate. Un'analisi citata da compagnie assicurative indica un costo medio di trattamento di circa 1.910 sterline, pari a circa 2.200 euro, con spese ben più elevate quando è necessario procedere con lo scavo. L'assicurazione sulla casa copre raramente la rimozione in sé, ma può intervenire per alcuni danni qualora il proprietario abbia adottato misure di controllo e segnalato la presenza della pianta.

Come rimuovere il poligono del Giappone senza diffonderlo

Nell'Europa continentale, l'inserimento nella lista dell'Unione Europea implica che il poligono del Giappone non possa più essere piantato né ceduto ad altri. In Vallonia, un futuro "codice di condotta" definirà i comportamenti corretti: la falciatura è sconsigliata perché disperde frammenti della pianta, mentre l'estirpazione manuale è il metodo preferito quando praticabile. Qualsiasi deposito nel compost domestico è vietato: i rifiuti devono essere portati nei centri di raccolta appositi o presso impianti di compostaggio industriale in grado di distruggere i rizomi.

Per rimuovere legalmente il poligono del Giappone dal proprio giardino, gli esperti raccomandano di non toccare i fusti finché non si ha un piano d'azione chiaro. La soluzione migliore è optare per un trattamento chimico distribuito su più anni oppure per uno scavo eseguito da professionisti, che si occuperanno anche del trasporto e dello smaltimento delle terre contaminate. In Vallonia, la Spaque sta sperimentando tecniche come l'"induzione a caldo" e la compattazione in strati sottili, metodi che potrebbero in futuro essere adottati anche dai comuni.

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