Un muro di edera "fuori controllo" a Longmeadow: il cambiamento che Monty Don rimpiange
Nel suo giardino di Longmeadow, nell'Herefordshire, Monty Don è abituato ad assumersi le responsabilità delle proprie scelte di giardiniere davanti alle telecamere. Questa volta, però, è una decisione presa direttamente a casa sua che ammette di aver gestito male: un intero muro ricoperto di edera, strappato via dopo anni di crescita incontrollata.
Ospite del BBC Gardeners' World Magazine Podcast, il conduttore di Gardeners' World ha risposto a chi considera l'edera sulle facciate una fonte di preoccupazione. Molti la accusano di "distruggere la superficie" dei muri — accusa che lui ammette essere fondata "in una certa misura", soprattutto quando il supporto è fragile. Il suo muro di edera, diventato "fuori controllo", gli ha insegnato una lezione che racconta senza mezzi termini.
Al microfono del podcast, il celebre giardiniere ricorda innanzitutto tutto ciò che ama di questa pianta rampicante. Monty Don riassume così la sua posizione: "Al posto giusto, ben gestita, è una pianta meravigliosa, favolosa per la fauna selvatica, può avere un aspetto straordinario. Ne abbiamo su diversi muri. E in realtà, abbiamo rimosso un muro di edera l'inverno scorso perché aveva preso il sopravvento." Dietro questa confessione si intuisce un enorme sipario vegetale, pesante, che stava inglobando lentamente la muratura.
La decisione è stata drastica: "Abbiamo tolto tutto. Ora me ne pento un po'. Ricrescerà — non abbiamo rimosso la pianta. Tornerà. Ma guardando indietro, forse avremmo potuto semplicemente potarla drasticamente." A casa sua, la ceppaia è rimasta al suo posto, segno che non vuole bandire l'edera, ma soltanto contenerla meglio. Il suo rammarico riguarda meno la pianta in sé e più il riflesso del "grande ripulisti" invece di una potatura severa e progressiva.
L'edera danneggia davvero i muri? La spiegazione tecnica di Monty Don
Di fronte ai timori ricorrenti dei proprietari di casa, riconosce che in molti credono che l'edera "distrugga la superficie" degli edifici, ma solo "in una certa misura" e in casi ben precisi. Descrive il meccanismo con chiarezza: "Man mano che matura, non è proprio così. Quello che si ottiene sono radici. Si ottengono radici superficiali che escono dal fusto e, in una certa misura, si attaccano alla superficie." Su un intonaco poroso o già crepato, queste radici superficiali si insinuano nei difetti preesistenti e finiscono per mascherare i problemi già presenti.
- Intonaco già screpolato o friabile nascosto dal manto di edera.
- Muri antichi con la malta che si sgretola e offre poca resistenza.
- Edera che raggiunge grondaie, tetto o infissi, causando danni strutturali.
Quando la superficie è "mal rivestita" e piena di microfessure, Monty Don spiega che l'acqua piovana può infiltrarsi dietro il fogliame. Al momento della rimozione, l'intonaco viene via insieme ai fusti, dando l'impressione che sia stata la pianta a devastare tutto. Lui insiste: non è "colpa dell'edera" la creazione di questi difetti, pur riconoscendo la sua "cattiva reputazione". Per lui, l'edera può "avere un aspetto magnifico" e rimane "fantastica per la fauna selvatica", a patto di rispettare il tipo di supporto su cui la si lascia arrampicare.
Tenere l'edera senza rimpianti: la gestione che Monty Don preferisce
Il suo discorso è volutamente sfumato: "Penso che ci sia questa specie di feticismo per cui sarebbe una cosa terribile. Non è così." Continua a incoraggiarla sugli alberi e come coprisuolo a Longmeadow, dove i fiori tardivi nutrono gli impollinatori e le bacche invernali sostentano merli e tordi. L'edera diventa un rifugio prezioso per insetti e uccelli, perfettamente in linea con il giardinaggio ecologico che da sempre promuove.
La sua esperienza con il muro strappato funge ora da monito contro le reazioni troppo impulsive. Invece di una rimozione totale, Monty Don preferisce una potatura regolare e decisa, intervenendo con forza non appena la vegetazione minaccia di raggiungere il tetto o di nascondere delle crepe. Lo dice lui stesso: con un'edera "fuori controllo", sarebbe bastato "semplicemente potarla in modo drastico". La sua storia ricorda a tutti i giardinieri che un'edera ben posizionata, monitorata ogni anno e adattata al tipo di muro, rimane un alleato del giardino piuttosto che un nemico da eliminare.












