Qual è quell'uccello che canta nel tuo giardino questa primavera?
All'alba, con le finestre socchiuse, una melodia sale dal giardino e la stessa domanda ritorna puntuale: chi sta cantando dietro quella siepe? Si intravede forse un pettirosso, magari una cinciallegra, poi l'incertezza prende il sopravvento e quel dubbio finisce per rovinare un momento che potrebbe essere semplicemente meraviglioso.
Svegliarsi al suono del canto degli uccelli è uno dei modi migliori per caricarsi di energia fin dal mattino — lo conferma uno studio pubblicato su una rivista scientifica della Royal Society. Il problema, però, è riuscire a dare un nome a quelle voci, soprattutto in primavera, quando il concerto comincia a volte in modo sorprendentemente anticipato.
Perché gli uccelli del giardino cantano di più e sempre prima in primavera
Il canto non è soltanto un piacevole sottofondo sonoro: serve a difendere un territorio, attirare un partner o segnalare la presenza di un predatore. Per farlo, gli uccelli seguono un ritmo circadiano molto preciso, strettamente legato all'alternanza naturale tra giorno e notte. L'alba innesca il famoso coro mattutino, mentre il crepuscolo ne segna normalmente la fine.
Un'ampia ricerca condotta dall'Università del Southern Illinois e dall'Oklahoma State University — basata sul progetto BirdWeather e su ben 2,6 milioni di registrazioni relative a 583 specie — ha rilevato uno spostamento netto nei comportamenti: nelle zone con forte illuminazione notturna, gli uccelli iniziano a cantare circa 18 minuti prima e smettono quasi 32 minuti dopo, per un totale di quasi un'ora in più di canto al giorno. Questo squilibrio è direttamente collegato allo skyglow, quell'alone luminoso artificiale che interessa circa l'80% della vita terrestre. Gli uccelli non cantano più a lungo perché sono felici: cantano più a lungo perché le nostre luci hanno rubato loro la notte.
Come riconoscere il canto degli uccelli nel tuo giardino
La buona notizia è che per riconoscere il canto degli uccelli da giardino non è necessario vederli chiaramente. Gli scienziati parlano di bioacustica, ovvero l'arte di identificare le specie attraverso i loro suoni. Alcuni studi hanno persino documentato il caso di una raganella cinese il cui canto assomiglia talmente a quello di un merlo locale che «questa somiglianza vocale potrebbe rappresentare un vantaggio nei confronti dei predatori». Un esempio che ricorda quanto, all'orecchio, certe specie possano confondersi facilmente.
Per ridurre gli errori di identificazione, è utile adottare alcuni semplici accorgimenti mentre si ascolta:
- Il ritmo: sequenze di note molto rapide, quasi meccaniche, oppure frasi distanziate e cadenzate;
- L'altezza: canto acuto e fischiettante, oppure suoni più gravi e rotondi;
- Il timbro: flauto cristallino, stridio metallico, tubare morbido, verso strano quasi simile a un miagolio;
- Il contesto: l'orario (molto presto, tardi la sera in città), il luogo (cima di un albero, cespuglio basso), la stagione riproduttiva;
- Una registrazione rapida con lo smartphone, da far analizzare subito dopo tramite un'applicazione di identificazione sonora.
Alcuni canti di uccelli da giardino da riconoscere questa primavera
Il pettirosso è spesso tra i primi a farsi sentire, ben prima del sorgere del sole. Il suo canto è una successione di frasi chiare, flautate, quasi malinconiche, con dolci salite e discese tonali. La cinciallegra, invece, lancia un «ti-ti-tuu, ti-ti-tuu» molto regolare, acuto, quasi meccanico, ripetuto instancabilmente da un posatoi elevato come un palo o un ramo scoperto.
Il merlo nero è il flautista del quartiere: piazzato in cima a un albero o su un comignolo, improvvisa strofe lunghe e variate, dal timbro caldo e intensamente musicale. Al contrario, la tortora dal collare emette un «ru-ru-ru» grave e monotono che molte persone confondono con il verso di un gufo. Prendere l'abitudine di descrivere questi suoni con parole proprie trasformerà ogni primavera in un autentico gioco di investigazione sonora nel proprio giardino.












