Scavare un pozzo in giardino: un sogno che la legge disciplina con precisione
Avere un pozzo in fondo al giardino per irrigare l'orto o riempire la piscina è il desiderio di molti proprietari di casa. L'idea di attingere alla propria riserva d'acqua, senza dipendere completamente dalla rete pubblica, diventa sempre più allettante quando le estati si fanno siccitose. Eppure, oggi non è più possibile semplicemente scavare un buco dove si vuole nel proprio terreno.
In Francia, la legge disciplina in modo molto preciso il fatto di scavare un pozzo in giardino. Si applicano distanze legali minime rispetto a fosse settiche, allevamenti, discariche e zone di spandimento. Ogni pozzo, anche quello puramente domestico, deve essere dichiarato prima e dopo i lavori. Prima di prendere la pala, è fondamentale sapere esattamente cosa impone la normativa.
Scavare un pozzo in giardino: cosa consente la legge
Il proprietario di un terreno ha il diritto di utilizzare le acque sotterranee presenti sotto la propria parcella, a condizione di rispettare il quadro normativo vigente. Quando l'opera è destinata ai bisogni del nucleo familiare, si parla di pozzo domestico e di uso domestico. Rientrano in questa categoria i prelievi inferiori o uguali a 1.000 metri cubi l'anno, destinati all'irrigazione, al lavaggio dell'auto, all'alimentazione dei WC o, in certi casi, a una parte dell'acqua sanitaria.
Superata questa soglia, il prelievo esce dal semplice uso domestico e ricade in un regime di autorizzazione ben più vincolante, previsto dalla legislazione sulle acque. Questo diritto all'uso dell'acqua non è comunque assoluto: i piani regolatori locali, i perimetri di protezione delle captazioni o alcune zone di ripartizione delle acque possono vietare qualsiasi nuovo pozzo in un dato comune o entro un certo raggio da una captazione pubblica.
Distanze legali da rispettare intorno a un pozzo domestico
Per salvaguardare le falde acquifere e tutelare il vicinato, la normativa stabilisce un vero e proprio perimetro di sicurezza attorno a ogni pozzo domestico. L'opera deve essere collocata a più di 35 metri dai confini di proprietà, da qualsiasi impianto di smaltimento collettivo o individuale, dalle condutture di acque reflue, dai depositi di idrocarburi, prodotti chimici o fitosanitari, nonché dagli edifici adibiti ad allevamento e dalle relative pertinenze.
I terreni che ricevono fanghi di depurazione o determinati rifiuti industriali devono distare almeno 35 metri se la pendenza del terreno è inferiore al 7%, e almeno 100 metri se la pendenza supera tale soglia. I terreni interessati dallo spandimento di liquami animali o di effluenti zootecnici provenienti da impianti classificati devono invece trovarsi a più di 50 metri. Per quanto riguarda le discariche o i depositi di rifiuti domestici o industriali, la distanza minima sale addirittura a 200 metri.
Dichiarazioni obbligatorie prima e dopo lo scavo del pozzo
Anche quando tutte queste distanze vengono rispettate, la legge impone una dichiarazione preventiva almeno un mese prima dell'inizio dei lavori. I pozzi più datati, scavati prima del 1° gennaio 2009, devono anch'essi essere dichiarati non appena se ne viene a conoscenza oppure prima di una compravendita immobiliare. Per un'opera con profondità inferiore a 10 metri può essere sufficiente un modulo cartaceo; oltre i 10 metri, il progetto rientra anche nel Codice minerario e deve essere registrato come perforazione. In tutti i casi, le informazioni vengono centralizzate nel sistema DUPLOS, che trasmette il fascicolo ai servizi competenti.
Prima ancora di iniziare a scavare, è obbligatorio dichiarare il cantiere ai gestori delle reti sotterranee tramite l'apposito servizio telematico, per evitare di perforare una conduttura dell'acqua, del gas o dell'elettricità e trasformare il giardino in un geyser. Una volta ultimato il pozzo, se l'acqua viene destinata al consumo, alla cucina, all'igiene personale o all'irrigazione dell'orto, è necessaria un'analisi effettuata da un laboratorio accreditato a proprie spese, seguita da una dichiarazione di completamento entro un mese. In caso contrario, si rischiano controlli, diffide e persino l'interruzione dell'allacciamento alla rete pubblica qualora venga accertato un pericolo.












