Quando un cielo sereno si trasforma in un'onda di fango
Il sole brilla ancora nella valle, una nube scura si aggrappa alle montagne, poi nel giro di meno di sessanta minuti il ruscello tranquillo si trasforma in un torrente color fango. Il 4 luglio 2014, la Nive sui Pirenei ha guadagnato quasi 4 metri in poche ore dopo un temporale esplosivo. Per chi viveva lungo le sue rive, l'acqua sembrava salire quasi istantaneamente.
Gli esperti del meteo chiamano questi fenomeni piene lampo, o piene improvvise, che causano migliaia di vittime ogni anno in tutto il pianeta. Questi episodi colpiscono in modo particolare la zona mediterranea, le Cevenne, l'Aude o le valli pirenaiche. Come mai questi piccoli corsi d'acqua reagiscono così violentemente a determinati temporali, al punto da straripare prima ancora che si possa capire cosa sta succedendo?
Le piene lampo: quando un torrente cresce in pochi minuti
Una piena lampo indica un innalzamento rapidissimo del livello dell'acqua, da pochi minuti a poche ore, su piccoli bacini idrografici colpiti da precipitazioni intense e concentrate. Il picco della piena viene spesso raggiunto in meno di 6 ore dall'inizio delle precipitazioni, talvolta molto più rapidamente nelle vallate strette. Non ha nulla a che vedere con le piene lente della Senna o della Loira che si sviluppano nell'arco di diversi giorni.
Su scala mondiale, queste alluvioni improvvise causerebbero oltre 5.000 morti all'anno e rappresenterebbero quasi l'85% delle inondazioni mortali. Il punto di partenza è quasi sempre identico: un cumulonembo molto attivo che scarica da 50 a 100 litri d'acqua per metro quadrato in meno di un'ora, o addirittura da 100 a 300 millimetri in alcune ore, a volte l'equivalente di tre mesi di pioggia su una piccola area.
Perché i corsi d'acqua straripano così velocemente durante un temporale violento
In condizioni normali, una parte della pioggia si infiltra nel terreno. Durante temporali violenti, l'intensità supera la capacità del suolo di "assorbire" l'acqua. Un terreno molto secco dopo una lunga siccità si comporta un po' come il cemento all'inizio dell'acquazzone. Un suolo già saturo, invece, non può più assorbire nulla. Aggiungiamo l'impermeabilizzazione dei suoli dovuta a strade, parcheggi e insediamenti abitativi, e praticamente tutta la pioggia finisce in scorrimento superficiale.
Quest'acqua si concentra molto rapidamente sui pendii e poi nel letto dei torrenti. Su un piccolo bacino di pochi chilometri quadrati, il "tempo di concentrazione" è brevissimo: tra 1 e 6 ore, a volte anche meno. Tre ingredienti bastano allora a scatenare una piena lampo marcata:
- un temporale stazionario con pioggia molto intensa;
- un terreno secco, saturo o urbanizzato che blocca l'infiltrazione;
- un bacino ripido, incassato, spesso urbanizzato sul fondovalle.
Anche gli accumuli di detriti giocano un ruolo chiave. Rami, sassi e rifiuti si ammassano sotto un ponte, dietro un muretto o una conduttura, formano una diga che poi cede bruscamente. L'acqua si libera allora sotto forma di ondata di fango, il che spiega perché numerosi testimoni descrivono una "massa d'acqua" che arriva tutta in una volta.
Previsione, cambiamento climatico e comportamenti da adottare di fronte alle piene lampo
Le previsioni meteo individuano abbastanza bene le situazioni favorevoli alle piogge estreme, ma la localizzazione esatta della cella temporalesca rimane complessa, soprattutto alla scala di un vallone o di un quartiere. I servizi di allerta come Vigicrues e Vigicrues Flash monitorano in tempo quasi reale i piccoli corsi d'acqua a reazione rapida. L'Organizzazione meteorologica mondiale ricorda che l'intervallo tra l'innesco (il temporale) e la piena è spesso inferiore a 6 ore, il che lascia pochissimo tempo per reagire.
Il cambiamento climatico aggiunge un ulteriore livello di rischio. Un'atmosfera più calda può contenere una maggiore quantità di vapore acqueo, il che aumenta l'intensità delle piogge estreme di circa il 7% per ogni grado di riscaldamento. Per limitare i danni, ciascuno può agire alla propria scala: informarsi sulle mappe delle zone inondabili e sui Piani di Prevenzione del Rischio Inondazione, evitare di parcheggiare la propria auto sul fondovalle o lungo un torrente, non attraversare mai in auto una strada allagata, rifugiarsi in alto e fuggire da cantine e seminterrati. E, alla scala dei territori, restituire spazio ai fiumi e alle zone umide riduce la violenza di queste piene che accompagnano sempre più spesso i nostri temporali estivi.












