Quando un uccello dimentica la propria voce
Un silenzio prolungato può rivelarsi letale — e per certi uccelli, ancora di più. Nelle foreste di eucalipto del sud-est dell'Australia vive un piccolo volatile nero e giallo chiamato melìfago reggente, la cui sopravvivenza è oggi minacciata da una causa del tutto insolita: ha perso la sua voce. Per essere precisi, i giovani maschi non sono più in grado di cantare come facevano i loro antenati. Senza quel canto, sedurre una femmina e garantire la riproduzione della specie diventa praticamente impossibile. Un gruppo di scienziati si è quindi assunto il compito straordinario di insegnargli nuovamente a cantare.
Perché il melìfago reggente ha smesso di cantare
Uccello passeriforme endemico del sud-est australiano, il melìfago reggente era un tempo relativamente diffuso. Negli anni Ottanta la sua popolazione veniva stimata intorno ai 1.500 esemplari. Oggi ne sopravviverebbero solo poche centinaia allo stato selvatico, concentrati per lo più in frammenti isolati di foresta a eucalipto.
Questo declino ha innescato un fenomeno del tutto inatteso. I giovani maschi, che in condizioni normali apprenderebbero il canto di corteggiamento osservando gli adulti più esperti, si ritrovano spesso isolati in zone dove non esistono più modelli vocali da imitare. Il risultato è sorprendente: alcuni finiscono per copiare le vocalizzazioni di altre specie.
Secondo i ricercatori, circa il 12% dei maschi osservati non canta più il repertorio tipico della propria specie. Questa perdita di cultura vocale ha ripercussioni dirette sulla riproduzione: le femmine preferiscono i maschi capaci di eseguire il canto caratteristico del melìfago reggente, il che significa che i "cattivi cantanti" hanno molte meno possibilità di trovare una compagna. Il ricercatore Dejan Stojanovic, coautore dello studio che ha documentato questa situazione nel 2021, sintetizza così il problema: «Si presume che i melìfaghi reggenti siano ormai così rari che i giovani maschi non riescono a trovare adulti in grado di insegnare loro il canto».
Il progetto per insegnare di nuovo a cantare agli uccelli
Per impedire che questa spirale conduca all'estinzione definitiva, i ricercatori stanno esplorando una soluzione tanto originale quanto promettente: insegnare il canto agli esemplari allevati in cattività prima di rilasciarli in natura. In una prima fase, gli scienziati hanno fatto ascoltare ai giovani uccelli registrazioni storiche dei canti originali del melìfago reggente. Successivamente, hanno tentato di «reclutare due maschi selvatici come veri e propri insegnanti di canto».
Daniel Appleby, dell'Australian National University, spiega il principio alla base del metodo: «Abbiamo preso giovani esemplari provenienti da genitori diversi e li abbiamo affiancati a un maschio selvatico che cantava correttamente». L'obiettivo era che apprendessero le vocalizzazioni appropriate durante la loro fase critica di apprendimento. I risultati si sono rivelati convincenti: uno studio pubblicato su Nature Scientific Reports indica che «la percentuale di giovani che hanno imparato il canto selvatico è passata da zero al 42% nell'arco di tre anni».
L'obiettivo finale: rendere la specie autonoma
Forte di questo recupero straordinario, reso possibile dagli esemplari cresciuti in cattività che hanno riacquisito il canto originale della propria specie, ecologi e scienziati puntano ora a un traguardo ancora più ambizioso: fare in modo che la specie raggiunga una piena autonomia, senza dover più dipendere dall'allevamento artificiale. La speranza è che, un giorno, le popolazioni selvatiche e quelle provenienti dalla cattività possano riprodursi in modo del tutto naturale.












