Lupo in Francia: cosa cambia davvero il 1° aprile 2026 con il nuovo stato di protezione della specie

Dal "grande lupo cattivo" al regolatore delle foreste

Se "Il richiamo della foresta" di Jack London celebrava la libertà selvaggia, la tutela del lupo in Francia alimenta oggi una controversia tutt'altro che immaginaria. Questo animale non è semplicemente un personaggio da romanzo: rappresenta una sfida politica di primaria importanza. E ora il suo destino cambia concretamente — a partire dal 1° aprile 2026, nuove misure rivoluzionano il suo regime di protezione.

Nell'immaginario collettivo francese, il lupo porta con sé il peso di una paura ancestrale difficile da scrollarsi di dosso. Storie come "La Bestia del Gévaudan" o "Cappuccetto Rosso" hanno trasformato questo predatore in una creatura sanguinaria e temibile. Quell'immagine oscura, tramandata di generazione in generazione, alimenta ancora oggi una diffidenza viscerale nei confronti dell'animale selvatico.

Per gli allevatori, però, la minaccia è concreta, non simbolica. Il lupo viene percepito come un aggressore imprevedibile, e il conflitto tra la sua presenza e il pastoralismo lo rende intollerabile per chi vive dell'allevamento. Eppure questo mammifero svolge un ruolo ecologico fondamentale, contribuendo a regolare le popolazioni di cinghiali, tra le altre specie. Fino a oggi, il suo status speciale aveva consentito la sopravvivenza della specie in Francia — ma una nuova legislazione sta per entrare in vigore.

Stato del lupo: una riforma radicale in Francia

L'Unione Europea ha declassato lo status del lupo, che passa da "strettamente protetto" a "protetto" ai sensi della Convenzione di Berna. Dal 1° aprile 2026, secondo quanto pubblicato dal sito Vie-publique, la normativa che riguarda questo animale subisce una trasformazione profonda. Gli allevatori potranno effettuare tiri difensivi con semplice dichiarazione, senza dover richiedere alcuna autorizzazione prefettizia preventiva.

Questa semplificazione burocratica si applica anche quando i greggi non sono ancora dotati di misure di protezione, rendendo possibile una risposta immediata. Allo stesso tempo, il tetto massimo di abbattimento sale fino al 21% della popolazione nazionale, ovvero 227 esemplari autorizzati all'abbattimento. In caso di danni eccezionali, tiri aggiuntivi potrebbero portare questa quota a 283 lupi, stando a due decreti pubblicati il 24 gennaio 2026.

Disaccordi e polemiche attorno alle nuove misure

Le associazioni ambientaliste giudicano le nuove disposizioni inaccettabili. Denunciano un allentamento delle restrizioni sui tiri che tradirebbe gli sforzi di adattamento già compiuti dagli allevatori. Per queste ONG, non esisterebbe alcun reale aumento dei danni causati dal predatore tale da giustificare prelievi di questa entità.

Il timore è che un incremento degli abbattimenti possa compromettere seriamente la conservazione della specie nel lungo periodo. Anche il Consiglio nazionale per la protezione della natura contesta questo cambiamento di status giuridico, opponendosi ai tiri autorizzati durante tutto l'arco dell'anno e ritenendoli scollegati dalla realtà sul campo. Una vicenda che continuerà certamente a far discutere.

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