I serpenti velenosi guadagnano terreno con il riscaldamento climatico
Si tenevano nell'ombra, lontani dalle zone abitate… ma tutto questo potrebbe presto cambiare. A causa del riscaldamento climatico, alcune specie di serpenti velenosi si starebbero lentamente avvicinando alle aree popolate, aumentando il rischio di incontri inaspettati e potenzialmente pericolosi. Uno studio pubblicato il 2 aprile sulla rivista scientifica Plos Neglected Tropical Diseases rivela che il cambiamento climatico sta già alterando la distribuzione di centinaia di specie di serpenti in tutto il mondo.
Analizzando i dati relativi a 508 specie e le proiezioni climatiche fino alla fine del secolo, i ricercatori hanno individuato con precisione le aree in cui esseri umani e rettili potrebbero trovarsi a condividere gli stessi spazi molto più frequentemente di quanto accada oggi.
I risultati dello studio sono inequivocabili: il cambiamento climatico spingerà numerose specie a migrare verso latitudini più elevate. In altre parole, regioni finora risparmiate dalla presenza di questi rettili potrebbero iniziare a vederli comparire con sempre maggiore frequenza.
Le zone più esposte a questa trasformazione sono già state identificate. Il subcontinente indiano, l'est del Nord America e alcune regioni della Cina registreranno un aumento significativo delle sovrapposizioni tra habitat umani e aree di presenza dei serpenti. Tra le specie più coinvolte, emergono con insistenza quattro nomi:
- Il cobra sputatore dal collo nero
- Il bungaro striato
- Il mocassino d'acqua
- Il serpente dalla testa di rame
Il tratto comune di questi serpenti è particolarmente allarmante: i loro morsi possono provocare nausea, emorragie, necrosi dei tessuti e difficoltà respiratorie, con esiti talvolta mortali.
Un impatto geografico profondamente disuguale nel mondo
Non tutte le regioni del pianeta subiranno le stesse conseguenze. Mentre alcune zone vedranno aumentare la presenza dei serpenti, altre potrebbero al contrario perderne.
Tra i territori destinati a registrare una riduzione degli habitat serpentini figurano aree già fortemente sotto pressione ecologica:
- Il bacino del Congo
- L'Amazzonia
- Alcune zone dell'Australia
- La costa occidentale dell'Africa
- Il Sud-Est asiatico
In questi territori, già fragili dal punto di vista ambientale, diverse specie potrebbero vedere il proprio habitat ridursi ulteriormente, con conseguenze difficili da prevedere per l'intero ecosistema locale.
Un rischio concreto e crescente per le popolazioni umane
Ancora oggi, i morsi di serpente rappresentano una seria questione di salute pubblica a livello globale. Ogni anno causano oltre 130.000 decessi e lasciano circa 400.000 persone con sequele permanenti, tanto fisiche quanto psicologiche.
Le popolazioni più vulnerabili vivono prevalentemente in aree rurali povere nelle regioni tropicali e subtropicali. Con l'evoluzione del clima, questi rischi potrebbero estendersi a nuovi territori, incluse zone molto più densamente abitate, rendendo il problema una sfida globale sempre più urgente da affrontare.












