Allergie al polline: questi alberi apparentemente innocui che scatenano le peggiori reazioni in primavera

Una stagione più lunga di quanto si pensi: dal polline di gennaio fino a settembre

Il ritorno del bel tempo ha un lato oscuro che chi soffre di allergie conosce fin troppo bene. Con le prime fioriture arrivano puntualmente gli starnuti, gli occhi che bruciano e gli attacchi di tosse. La ragione è semplice: in primavera il polline è ovunque, trasportato dal vento e dai germogli di una natura che si risveglia con un entusiasmo eccessivo per chi è sensibile.

Attenzione però a un errore comune: anche se i sintomi esplodono in primavera, la pollinizzazione degli alberi non si esaurisce in questa stagione. In Italia, come in tutta Europa, può iniziare già a gennaio e protrarsi fino a settembre, con picchi particolarmente insidiosi nei mesi primaverili. Questo lungo calendario pollinico varia a seconda delle specie vegetali e delle zone geografiche.

A gennaio sono già attivi noccioli e ontani, spesso scambiati per un semplice raffreddore stagionale. Da lì, la staffetta continua: salici, pioppi, betulle, carpini e querce dominano la scena tra marzo e maggio, il periodo più critico per la maggior parte dei soggetti allergici.

E non è ancora finita. Da giugno a settembre entrano in gioco tiglio, ortica, graminacee, artemisia, castagno e ambrosia, che prolungano il calvario stagionale. Ogni specie ha le proprie date di fioritura e, soprattutto, il proprio livello di allergenicità: alcuni pollini passano quasi inosservati, altri trasformano le vie respiratorie in un campo di battaglia.

I tre alberi che fanno esplodere le allergie

Tra tutti gli alberi responsabili di reazioni allergiche stagionali, tre nomi ricorrono sistematicamente tra gli specialisti: ontano, betulla e frassino. Questi alberi condividono una caratteristica fondamentale: sono definiti anemofili, ovvero il loro polline viene disperso dal vento, non dagli insetti.

Questo significa che rilasciano quantità enormi di granuli leggeri, capaci di percorrere diversi chilometri nell'aria. Una semplice folata di vento è sufficiente a innescare una reazione allergica anche a distanza considerevole dalla pianta.

  • L'ontano è spesso già attivo in pieno inverno. Provoca le prime crisi della stagione in un momento in cui molti credono ancora di avere un banale raffreddore.

  • La betulla è tra i più temuti in assoluto: il suo polline non è solo abbondante, ma anche particolarmente allergizzante, con una capacità sensibilizzante superiore alla media.

  • Il frassino, infine, fiorisce esattamente quando altri alberi sono già in piena attività, creando una sovrapposizione di pollini che rende il periodo ancora più difficile da gestire per chi è allergico.

Anche il semplice fatto di trovarsi nelle vicinanze di questi alberi può scatenare reazioni che vanno dal disagio lieve fino alle crisi asmatiche, passando per una stanchezza intensa e difficile da spiegare. Evitarli spesso significa risparmiare settimane di sofferenza.

Gli altri alberi problematici durante la stagione dei pollini

Tuttavia, ontano, betulla e frassino non sono gli unici responsabili di reazioni allergiche significative, con sintomi come gola irritata, naso che cola, starnuti continui e occhi che lacrimano.

Anche carpino, salice e faggio rientrano nella categoria degli alberi ad alto potenziale allergizzante. Tendono a provocare reazioni meno intense rispetto ai tre alberi citati in precedenza, ma molte persone risultano comunque molto sensibili al loro polline e non devono sottovalutare l'esposizione a queste specie.

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