In questa città, i data center riscaldano già 100 000 abitazioni: cosa potrebbe presto sostituire la tua caldaia

Quando il calore dei data center scalda le case

Il digitale scalda il pianeta, ma anche i tuoi termosifoni. Ogni ricerca online, ogni video guardato in streaming, transita attraverso enormi centri dati nascosti dietro facciate anonime. Questi data center divorano centinaia di terawattora, e la loro domanda di elettricità dovrebbe superare i 1.000 TWh già nel 2026. Una parte di quell'energia, però, non va più sprecata: oggi serve a riscaldare interi quartieri.

In Finlandia, dove l'inverno si allunga per mesi e il riscaldamento pesa significativamente sul bilancio familiare, questa idea ha preso un vantaggio concreto sugli altri paesi. Alcune città sfruttano già il calore espulso dai server come una vera risorsa energetica, al punto da riuscire a chiudere una centrale a carbone. E se domani la caldaia di un condominio non fosse più una fiamma a gas, ma un edificio pieno di computer?

Il calore di scarto dei data center trasformato in riscaldamento domestico

Dal punto di vista termico, un centro dati assomiglia a una grande fabbrica di radiatori. Migliaia di processori lavorano ininterrottamente generando calore che, per lungo tempo, veniva semplicemente disperso all'esterno tramite potenti sistemi di climatizzazione. Gli ingegneri lo chiamano calore di scarto: un'energia prodotta comunque, che diventa preziosa nel momento in cui viene collegata a una rete di teleriscaldamento per alimentare abitazioni o uffici.

Recuperare questo calore permette di migliorare l'efficienza energetica complessiva, ridurre le emissioni di CO2 legate al riscaldamento e inserirsi in una logica di economia circolare. In Finlandia questa non è più una teoria: si è trasformata in chilometri di tubature che collegano le sale server ad ospedali, scuole e centri commerciali.

Espoo, Finlandia: dove i data center stanno già rimpiazzando la caldaia

Tutto è partito da Ari Kurvi, un ingegnere finlandese che viveva vicino a un centro dati. Osservando quel calore disperso nel cuore dell'inverno, ha immaginato un sistema di pompe e tubazioni capace di convogliarlo fino al suo appartamento. Il progetto è stato progressivamente ampliato, fino a riscaldare l'equivalente di 2.500 abitazioni nell'arco di un decennio, servendo anche edifici pubblici come ospedali e scuole.

A Espoo, seconda città del paese, la scala è cambiata radicalmente. Il colosso Microsoft sta costruendo un complesso di data center il cui calore dovrà fornire riscaldamento a 100.000 abitazioni, pari a circa il 40% della popolazione locale. Questo salto ha già reso possibile la chiusura di una centrale a carbone regionale: per gli abitanti, l'acqua calda nei termosifoni proviene ora dai computer anziché dai combustibili fossili.

Un ciclo non proprio virtuoso, ma con prospettive interessanti

Non è tutto oro quel che luccica. Il raffreddamento dei server forma un circolo non del tutto virtuoso, poiché consuma a sua volta grandi quantità di elettricità. Queste infrastrutture si trovano spesso in competizione con fabbriche che creano posti di lavoro per l'accesso alla rete elettrica. L'Unione Europea risponde con la Direttiva sull'Efficienza Energetica, che impone obblighi agli impianti superiori a 500 kW per ridurre dell'11,7% il consumo finale di energia entro il 2030.

In Belgio, la start-up brussellese LEVV punta su microstrutture da 25 kW, lontane dai giganti da 1 GW gestiti dai colossi tecnologici. I suoi server vengono immersi in un bagno d'olio, consentendo di recuperare calore a 50 °C — ideale per l'acqua calda sanitaria — dichiarando inoltre un consumo elettrico inferiore dell'80% rispetto ai centri tradizionali. Man mano che l'intelligenza artificiale fa esplodere la domanda, la domanda diventa semplice: accetteremo ancora un data center che non riscalda nessuna casa, pur producendo così tanto calore?

Torna in alto