Non buttare più l’acqua di cottura del riso: quello che può fare davvero per capelli, piante e casa

Perché l'acqua di cottura del riso non dovrebbe finire nello scarico

Ogni volta che cuciniamo il riso, compiamo lo stesso rituale: scolare, guardare quel liquido biancastro sparire nel lavandino e dimenticarsene subito. Ma quel liquido carico di amido e minerali sta letteralmente spopolando su TikTok, dove l'hashtag #ricewater ha accumulato centinaia di milioni di visualizzazioni, attirando l'attenzione di appassionati di bellezza e giardinieri casalinghi.

Questo rinnovato interesse affonda le radici nella tradizione. Nelle corti imperiali giapponesi e cinesi, le nobildonne usavano già l'acqua di riso per prendersi cura di capelli e incarnato. Oggi anche i laboratori scientifici moderni ne studiano le proprietà: "Il riso, sotto forma di proteine e peptidi, si rivela eccellente per la pelle", spiega Jérémie Sœur, direttore scientifico di Cellcosmet, brand di lusso svizzero, citato da Point de Vue. E le spiegazioni scientifiche sono piuttosto convincenti.

Un concentrato naturale per pelle e capelli

Lasciando il riso in ammollo o facendolo cuocere in abbondante acqua non salata, si ottiene un liquido lattiginoso ricco di amido di riso, vitamine del gruppo B, minerali come magnesio, potassio e zinco, aminoacidi e inositolo, uno zucchero protettivo per le cellule. Jérémie Sœur approfondisce: "Grazie alle nuove tecnologie, eseguiamo l'idrolisi controllata del chicco per ottenere peptidi a basso peso molecolare, perfettamente assimilabili dalla pelle. Il nostro laboratorio calibra le concentrazioni con precisione, offrendo molteplici azioni: nutrimento, protezione, stimolazione cellulare. Gli estratti di riso sono al centro delle nostre formule di punta: sieri, creme, maschere".

Per la chioma, questo cocktail funziona come un trattamento fortificante e levigante. I brand ne hanno compreso il potenziale: "Il nostro shampoo Cair contiene il 40% di acqua di riso", conferma Pauline Laurent, cofondatrice del marchio. "Le proteine derivate dall'amido avvolgono naturalmente la cheratina, lasciando le fibre brillanti senza ricorrere ad additivi chimici". A casa, basta un semplice ammollo di mezz'ora (mezzo bicchiere di riso per 2-3 bicchieri d'acqua), filtrato e applicato dopo lo shampoo per una ventina di minuti. Gli specialisti suggeriscono di limitarsi a una o due applicazioni settimanali, specialmente su capelli fini, per evitare un eccesso di proteine.

In giardino e in casa: fertilizzante delicato, diserbante ed efficace detergente

Buttare l'acqua di cottura del riso nel lavandino significa privarsi di un piccolo fertilizzante gratuito. Una volta raffreddata e priva di sale, nutre i microrganismi del terreno grazie all'amido e ai minerali, beneficiando piante esigenti come pomodori, zucchine o fragole, ma anche piante d'appartamento rigogliose come monstera e pothos. Risulta invece poco adatta a cactus, piante grasse e specie molto acidofile, più delicate agli eccessi. Un'irrigazione di supporto settimanale, leggermente diluita, è più che sufficiente.

Maison et Travaux ricorda che quest'acqua può trasformarsi in diserbante naturale: versata ancora caldissima sulle erbacce che crescono tra le mattonelle, le fa appassire senza ricorrere a prodotti chimici. Raffreddata e filtrata, diventa un detergente domestico multiuso per vetri, piastrelle o acciaio inox. Alcuni preparano uno spray con circa 400 ml di acqua di riso e qualche goccia di succo di limone, da usare entro 24 ore. La pellicola di amido aiuta a sgrassare e lucidare, ma conviene evitare superfici molto porose che potrebbero trattenere aloni.

Come scegliere, conservare e utilizzare l'acqua di riso in sicurezza

Non tutte le acque di riso sono uguali. L'acqua di risciacquo, ottenuta semplicemente agitando il riso in acqua fredda, risulta delicata per pelle e viso come lozione. L'acqua di cottura, più concentrata, si presta meglio per capelli, pulizie domestiche o giardino, a patto che non contenga sale né olio. Lasciata fermentare 24-48 ore a temperatura ambiente, fino a sviluppare un leggero odore acre, diventa più attiva su pelle e capelli, ma può irritare le epidermidi sensibili.

Quanto alla conservazione, le fonti concordano: in frigorifero, dentro un barattolo chiuso, l'acqua di riso rimane utilizzabile per due-tre giorni, massimo una settimana per uso esterno. Al minimo dubbio (odore intenso, schiuma, consistenza filamentosa), va eliminata. L'acqua destinata all'uso interno, come rimedio occasionale di reidratazione in caso di diarrea leggera, va conservata al fresco 24-48 ore al massimo. I medici raccomandano inoltre di scegliere riso ben sciacquato, preferibilmente biologico, per limitare l'arsenico. Test su una piccola zona cutanea, frequenza ragionevole e buon senso restano i migliori alleati di questo elisir anti-spreco.

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